Quello che sta succedendo ha del rivoluzionario.

Un po’ di storia, tanto per cominciare. La faccio breve, ma chi vuole approfondire, in particolare visionando i documenti ufficiali, può trovare tutta la documentazione sul sito Sci Puemmu del Municipio 9 – Genova Levante. Nel 2012, la Regione Liguria presieduta da Claudio Burlando aveva progettato una redistribuzione dei malati presso strutture private mediante una gara di appalto al ribasso. Questa operazione, che scatenò un mare di polemiche e la sdegnata reazione di un folto gruppo di associazioni e cittadini, era stata preceduta, negli anni precedenti, da un tentativo di completa privatizzazione dell’area, tentativo parzialmente andato a vuoto, sempre grazie all’intervento di associazioni e cittadini. Oggi, la parte realmente privata dell’area dell’ex-Ospedale Psichiatrico di Quarto corrisponde a circa un terzo della superficie ed è rappresentata dall’edificio novecentesco e da alcune delle palazzine adiacenti. Il soggetto proprietario è Banca Depositi e Prestiti Immobiliare.

Veduta della palazzina novecentesca dell’ex-OP di Quarto

Fin qui, non siamo certamente di fronte a una novità. La dismissione del patrimonio pubblico è in atto da parecchi anni. Ma si impongono alcune considerazioni. La prima è proprio sul concetto di “pubblico”. Pubblico significa di tutti, fruibile da tutti, esattamente l’opposto di “privato”, la cui etimologia sta significare “tolto”, ovvero escluso dalla fruizione della comunità. Un parco pubblico è quello in cui tutti possono accedere, un parco privato è quello in cui l’accesso è limitato ai proprietari e ai loro ospiti. Fra l’altro, l’area dell’ex-OP è importante anche come polmone verde. La seconda è che delle cosiddette aree pubbliche viene fatto un uso privatistico da parte degli enti locali: vengono vendute (sarebbe meglio dire svendute) a privati per esigenze di bilancio, senza considerare altri criteri. Pare – ma l’assessore regionale al bilancio Pippo Rossetti ha smentito questa notizia, dicendo che non esiste nulla di scritto (il che, a voler essere polemici non significa che non se ne sia parlato…) – che una delle possibili destinazioni d’uso dell’area fosse quella di costruire l’ennesimo centro commerciale, con la conseguente distruzione del piccolo commercio della zona circostante. La terza e ultima è che solitamente queste operazioni vengono compiute senza minimamente coinvolgere i cittadini del o dei quartieri circostanti.

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