Prosegue la campagna di ascolto dei problemi dei cittadini. Negli ultimi giorni mi sono dedicato al tema del commercio e ho incontrato diverse realtà.

La curva di Laffer

Lo confesso: all’inizio ero un po’ prevenuto perché, guardando la televisione (poco, ma ogni tanto la accendo), ogni volta che si parla di commercio l’unico tema che ricorre è quello delle tasse. Quasi come se la ricetta liberista di ridurle sia il toccasana. Qualcuno forse ricorderà la “famosa” curva di Laffer, (vedi immagine a fianco) che intendeva dimostrare inequivocabilmente come gli Stati avessero tutto l’interesse ad abbassare la pressione fiscale: in quel modo avrebbero incassato di più. La curva di Laffer è un potentissimo strumento di supporto ideologico, perché si presta a dare una parvenza scientifica a qualcosa che scientifico non è. Infatti, tutti i termini della curva sono indeterminati. Divenne famosa alla fine degli anni Settanta, quando Reagan vinse le elezioni alla presidenza degli Stati Uniti. Ma era stata disegnata su un tovagliolo nel corso di un pranzo informale da questo economista, ma non dà altro che indicazioni generiche.

Bene, ho dimostrato la mia preparazione teorica e veniamo al dunque.

Non è abbassando le tasse che si risolvono i problemi del commercio, specie di quello piccolo. O meglio: non è solo abbassando le tasse che si risolvono i problemi del commercio. L’andamento delle vendite al consumo è il promo indicatore di benessere in un paese. Se i cittadini-consumatori non hanno soldi da spendere i commercianti non vendono. Vende forse qualche catena che può praticare finanziamenti, ma anche questo è un rischio come ci dimostra la crisi economica iniziata in America nel 2007, quando lo scoppio della bolla immobiliare ha messo in evidenza la fragilità di un sistema bancario che aveva abusato dello strumento del credito al consumo. Quindi, dal punto di vista teorico, la soluzione è semplice: dare più soldi ai cittadini.

Un primo strumento che abbiamo previsto nel programma della Rete a Sinistra è quello del reddito minimo di autonomia. Ovvio, non è la soluzione di tutti i problemi, ma è un segnale concreto di attenzione nei confronti dei lavoratori poveri. È uno strumento di sostegno del reddito e sostenendo il reddito si mettono in circolazione risorse.

Ma non basta. Anche se la Regione ha dei vincoli, determinati dalle normative nazionali, è necessario porre mano a una regolamentazione del settore. Le liberalizzazioni, nate con le migliori intenzioni, stanno portando a una situazione insostenibile per molti lavoratori del settore, con orari di lavoro massacranti, domeniche e festività che saltano, ecc. Fra l’altro, non sono convinto che diano grandi vantaggi ai consumatori. Qualche piccola considerazione in proposito potete trovarla qui:

– Crisi del commercio, parliamone!

Quando dovremo affrontare questa tematica, dovremo tenere ben presenti alcuni punti:

– i piccoli esercizi commerciali sono essenziali per la vita delle città. Costruire enormi centri commerciali non risolve alcun problema, anzi ne crea. Anche in termini di occupazione. So che può sembrare strano, ma i dati disponibili parlano chiaro. Negli Stati Uniti, dove la tendenza ai punti vendita di enormi dimensioni è partita molto prima che da noi, hanno misurato che laddove apre un Wal-Mart (forse la più grande catena mondiale di supermercati, anzi togliamo il forse) vengono creati due posti di lavoro, ma contemporaneamente se ne distruggono tre nel commercio tradizionale, perché molti esercizi chiudono. Inoltre, si tratta di posti di lavoro di scarsa qualità, senza tutele in caso di malattie, con orari di lavoro massacranti, con salari da fame;

– i piccoli esercizi commerciali sono fondamentali per lo sviluppo turistico. Chi, trovandosi a visitare una città nuova, non fa il giro delle viuzze alla ricerca di oggetti curiosi, di artigianato locale, ecc.? Chi non ha mai passato i sabati a passeggiare nelle principali arterie commerciali del proprio centro abitato?

– i piccoli esercizi commerciali svolgono una funzione socialmente utile, in particolare in una regione come la nostra, dove il numero di persone anziane è superiore alla media nazionale. L’esercente aiuta la persona anziana a fare la spesa, gliela consegna a domicilio (quasi sempre gratuitamente), sta a chiacchierare se ha tempo. Provate a farlo alla cassa del supermercato; chi sta in coda dietro di voi inizia quasi istantaneamente a mugugnare. Queste cose le so perché le ho osservate direttamente, visto che spesso vado a fare la spesa per tutta la famiglia.

È chiaro che questo post non affronta e soprattutto non dà indicazioni risolutive particolarmente innovative o brillanti. Ma non era questo il mio scopo. Volevo segnalare l’attenzione a un problema, la mia perplessità rispetto a quelle che sono le soluzioni che la politica ha finora preso per il commercio, il mio interesse per l’argomento.

Dimenticavo. In un intenso pomeriggio di incontri con i commercianti, la parola “tasse” non è stata nominata nemmeno una volta!