Pino – il nome è di fantasia – è un anziano signore che abita nella mia via. Da una decina di giorni è tormentato, vaga pensieroso e nervoso, perché domenica ci sono le elezioni.

Si è fatto tutta la trafila. Da quasi sessant’anni ha votato PCI – PDS – DS – PD; non ha mai saltato un appuntamento elettorale. Domenica non sa se ce la farà ad andare ai seggi e, se ci andrà che cosa farà, tapparsi il naso o annullare la scheda. Forse non voterà per la prima volta in vita sua.

Gli hanno detto, e purtroppo sono riusciti a convincerlo, che Pastorino è come Bertinotti (con lui il 2.0 lo avranno lasciato perdere) e, nonostante la reciproca conoscenza, si scusa molto ma non mi voterà. Pazienza, lo sapevo già e non ho la pretesa di poter rappresentare tutti. Ma Raffaella Paita proprio non riesce a digerirla, per lui è l’opposto di quelli che sono i suoi valori. Le primarie hanno lasciato in lui, uomo semplice, lavoratore del porto in pensione, un segno indelebile.

Lo guardo e, fra me e me, penso: cosa hanno fatto! Quale patrimonio umano e culturale sono riusciti a gettare via. Svilire in questo modo la storia di un partito che ha fatto l’Italia repubblicana, la Resistenza, le lotte operaie, la difesa dei diritti civili. Per un piatto di lenticchie hanno gettato alle ortiche uomini e valori.